Scrivimi, confrontiamoci, parliamone!

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quando "Sono fatto così"... diventa l'alibi dei vigliacchi!

 

Ci sono colpevoli travestiti da vittime.

Abili meschini manipolatori travestiti da benevoli mentori.

 E infine ci sono i peggiori. Quelli che non hanno colpe o, se ne hanno, non è mai colpa loro. Perchè, semplicemente, loro "sono fatti così". 

E non possono farci niente. Non è colpa loro. 

Non possono cambiare. E' il mondo che deve adattarsi a loro.

E quindi?

Allontanatevi e scappate a gambe levate da chi vi urta, vi irrita, vi indispone, ma soprattutto vi FERISCE e, quando glielo fate notare, vi dice che d'altra parte lui (o lei) è fatto così!

Ma che accidenti significa? Che sei giustificato a comportarti male o in maniera scorretta perchè con te Madre Natura non è stata benevola donandoti anche buon senso o empatia?

Beh, direi che il problema è tuo. Ed è anche bello grosso.

Ma il problema è anche nostro! Siamo noi che giustifichiamo queste persone, le tolleriamo, le "perdoniamo". E si sentono legittimate a continuare a comportarsi così, si sentono "autorizzate". 

E quindi reiterano il loro comportamento nel tempo. Tanto che poi, quando dicono a sè stessi e agli altri "ho sempre fatto così", non è del tutto sbagliato, perchè noi da parte nostra glielo abbiamo concesso.

Se mi ferisci, significa che non mi rispetti. E non meriti la mia attenzione, nè il mio tempo. Punto.

Senza se e senza ma.

Queste persone in fondo non vogliono cambiare, perchè cambiare è faticoso. Significa mettersi in discussione, lavorare su sè stessi, operare la smussatura di angoli costruiti nel tempo e quindi duri a morire. 

E' più semplice, ove possibile, farsi accettare per ciò che si è. Trovare quindi delle personalità deboli (nel senso meno negativo del termine) e far sì che questi malcapitati li sopportino. Sì, sopportare!

Ma se loro non sono disposti a cambiare, allora lo faremo noi, per entrambi.

Cambieremo aria, prospettiva, cambieremo giro e anche vita.

Cambiare in meglio è possibile, sempre. Ci vuole fatica? Sicuramente! Ci vuole tempo? Eccome.

Ma la volontà di volerci riuscire è già un ottimo primo passo.

I sogni... sono desideri (?)

 


Sentivo il brusìo del pubblico. Poi ad un certo punto, la voce del grande capo che annunciava il mio nome: era il mio turno

Il mio intervento durante quella conferenza annuale, alla quale erano presenti almeno un centinaio di persone, era stato deciso solo qualche giorno prima, ma questo non mi aveva impedito di prepararmi con estrema attenzione e trepidazione.

Con calma e in maniera composta mi alzai dal mio posto e salii sul palco. Non avevo appunti con me, ma mi sistemai ugualmente dietro al leggìo. Sullo schermo alle mie spalle scorrevano le slide che avevo preparato a supporto del mio discorso.

Parlavo in totale scioltezza, senza paura, senza mancamenti nella voce o indecisioni.

Guardavo di fronte a me verso un punto non definito, poichè il riflettore puntato sul palco mi impediva di distinguere le persone. E così mi sembrava di parlare ad una sala vuota. Anche se sentivo il pubblico che mi ascoltava attentamente, lo sentivo sorridere all'incalzare del mio discorso che si faceva ora più serio ora più leggero e disteso.

Infine sentii le persone ridere di gusto, quando mi lanciai in una battuta sarcastica circa l'andamento del mercato in questo periodo... insomma le stavo coinvolgendo a tutti gli effetti!

Ma quello che mi sorprendeva di più era la mia massima tranquillità.

Ero io, solo io. Parlavo su un palco. E le persone mi ascoltavano. Avevo catturato la loro attenzione e mi stavano ascoltando!

Al termine del mio intervento, le persone mi fecero anche un applauso. Non posso descrivere a parole quello che ho provato. Una sensazione di appagamento e di realizzazione come non saprei dire.

Battevano le mani a me, per quello che ero e per quello che avevo pensato, detto, esposto loro nel corso del mio breve ed intenso intervento.

Mentre mi avvicinavo ai gradini per scendere dal palco, la luce del riflettore si fece meno intensa e allora riuscii a scorgere una persona in prima fila. Era mio padre. Era seduto proprio lì in prima fila. Mi sorrideva e anche lui batteva le mani. Doveva essere fiero di me, per una volta.

Quell'applauso si fece via via più lontano, sommesso... scendevo dal palco per tornare al mio posto e lo sentivo affievolirsi sempre più.

E poi il buio. Solo io, nel letto. Con una sensazione che non avevo mai provato prima.

Mi sono sentita piena, appagata, realizzata. Ho sentito crescere in me il desiderio di farlo sul serio, di farlo per davvero.

Proprio io... che di parlare in pubblico non ne ho mai voluto sentir parlare. Io che fino a poco tempo fa non lo avrei fatto nemmeno sotto tortura. Io che piuttosto che parlare in pubblico, preferisco scrivere per ore, ore, ore e ancora ore... in totale solitudine e al riparo da occhi e giudizi indiscreti.

Stanotte per la prima volta nella mia vita ho desiderato che il mio sogno, che QUESTO sogno, fosse vero. Ho desiderato essere davvero su quel palco con un riflettore puntato addosso. Ho desiderato davvero sentire gli sguardi attenti su di me, i sorrisi, le risate, gli applausi. Ho desiderato sentire quell'appagamento e quella realizzazione. Ho desiderato sentirmi parte di un gruppo di persone che credono in un obiettivo comune e che posso guidare per raggiungerlo. Ho desiderato avere quella naturalezza e quel self control così totalmente estranei dal mio modo di essere. Ho davvero desiderato essere ascoltata, considerata ed apprezzata.

Se è vero che i sogni sono desideri, forse inconsciamente desideriamo davvero essere o fare ciò che razionalmente non avremmo mai il coraggio di ammettere. Soprattutto a noi stessi

O forse è solo l'ennesimo muro che autonomamente ci costruiamo attorno per difenderci dalle delusioni e dai giudizi negativi.

Se così fosse, significa che nonostante il mio dribblare i discorsi in pubblico (fin dai tempi delle scuole superiori!), forse parlare in pubblico è ciò che realmente il mio io desidera. 

E chi sono io per negare al mio io qualcosa che possa renderlo felice ed appagato?!

Forza allora, una nuova sfida mi attende!

Tempo con i figli... il miglior tempo del mondo!




Ieri, come sempre ma un pochino più del solito, è stata una giornata molto piena ed impegnativa. Ma anche e soprattutto ricca di gratificazioni!!!
La mattina, dopo aver portato la Kikka a scuola, sono andata in negozio e ci sono rimasta come di consueto fino alle 12.30. Alla chiusura ci siamo recati al supermercato per fare la spesa, poi a casa, sistemata la spesa e cucinato il pranzo. Alle 14.00 Kikka esce da scuola, si va a prenderla, a casa ci si risistema un pochino e si rassetta la cucina. Poi via ai colloqui scolastici alle 15.00, terminati intorno alle 16.00. Pomeriggio di sole splendido… non ci vogliamo fermare un pochino al parco a giocare? E certo! Quindi parco fino alle 17.00 circa. Di ritorno a casa, compiti e cambio di abiti. Alle 18.00 in palestra per la lezione di Kikka di ginnastica ritmica. Termine lezione alle 19.30, a casa per la doccia e la cena… e finalmente un po’ di relax.

Le gratificazioni direte voi… da che parte sono arrivate? Ma ovvio, dai colloqui scolastici della Kikka!

“Sua figlia è intelligente, precisa, ordinata, entusiasta, gentile ed educata. Ma soprattutto curiosa! Curiosa di sapere, di imparare, di conoscere… una sana curiosità che la rende sempre entusiasta di intraprendere nuove attività”.

Che dire? Mi stavo letteralmente sciogliendo sulla sedia! Kikka, sangue del mio sangue, la cucciola che fino a qualche anno fa tenevo in braccio, ora va a scuola, e ci va a vele spiegate!

Di qui la mia riflessione sul “tempo”.

Tempo che scorre e non aspetta niente e nessuno. Tempo che non perdona e non dimentica!

Come diceva Petrarca: “La vita fugge e non s’arresta un’ora…”.

Ed io ho il grande privilegio di veder crescere mia figlia, di accompagnarla, seguirla, starle accanto nel corso della giornata. Ho la grande, immensa fortuna di poter trascorrere la giornata con lei, aiutarla, stimolarla, vederla apprendere, imparare, capire.

Posso giocare con lei, leggere, costruire, inventare o, semplicemente, guardare un dvd… cercando di assaporare ogni suo gesto, ogni parola, ogni sua scoperta ed ogni ragionamento. Osservarla fare i compiti e sorprendermi di cotanta intelligenza ed intuizione… ma anche noi eravamo così da piccoli? Ho l’impressione che i bambini di oggi siano molto, ma molto più avanti in tutto.

Il loro essere così “sgamati” a volte è sorprendentemente destabilizzante!


Gli argomenti di cui mi chiede, di cui si interroga, nonostante la sua giovane età, mi lasciano a volte senza parole. Ma ho imparato a non sviare il discorso, ad affrontare i suoi quesiti subito, senza rimandare, per non lasciarle intendere che si tratta di cose “da grandi” o di cose che io non so. Amo essere il suo punto di riferimento, se le negassi una risposta o se la rimandassi, potrebbe interpretare che io non la sappia e io voglio che trovi sempre in me la risposta ai suoi perché. Non perché io sia onnisciente o perché io ne sappia una più del diavolo. Ma semplicemente perché sono la SUA MAMMA. E lei deve sapere sempre di poter contare su di me, per qualunque cosa.
Il fatto poi che si chieda se ha ragione la maestra di scienze, circa le origini dell’uomo, o la maestra di religione, con la storia di Adamo ed Eva… beh, la dice lunga sulla sua intelligenza e curiosità. E io tra me e me penso: siamo solo all’inizio con le domande!

Poi le sorrido e mi convinco anche che non voglio perdermene nemmeno una di queste sue domande… cercherò per quanto mi sarà possibile di assecondare la sua personalità, di farla fiorire e mai di tarparle le ali. Quando un giorno sarà pronta, spiccherà il volo. Spero che quel giorno sia ancora lontano… perché ho ancora immenso desiderio di stringerla forte a me e di proteggerla all’interno del nido!