Scrivimi, confrontiamoci, parliamone!

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Sotto la maschera... niente.


 

Quante volte nella tua vita ti sei sentito ingannato? E non parlo di intrighi in stile Settecentesco, ma di inganni del nostro tempo. Del tipo, davanti ti dico una cosa, ti volto le spalle e ne dico un'altra.

Davanti a te sorrido e andiamo tutti d'accordo. Poi ti volti, mi faccio una risata, penso a quanto tu sia stupido e lo dico a quelli che ti conoscono.

Che tristezza. Sì, tanta tristezza. E non per noi che subiamo l'inganno. Dobbiamo provare tristezza per quelli che l'inganno lo perpetrano. Ma certo, è così semplice!

Se una persona avesse carattere, personalità, spina dorsale e, sì, anche coraggio, una buona dose di coraggio... allora in quel caso ti prenderebbe da parte e ti direbbe esattamente cosa pensa di te. Ti offendi? Non condividi la sua opinione? Vivaddio se a questo mondo fossimo tutti d'accordo, tutti uguali e tutti con le stesse idee, probabilmente sarebbe una noia mortale! Ok, non sono d'accordo con la tua opinione.

Ho varie possibilità: fare un esame di coscienza e capire perchè mi si "accusa" di determinati comportamenti. Troncare educatamente i rapporti con questa persona perchè, evidentemente se non si è sulla stessa lunghezza d'onda e se ciò che questa persona pensa di noi, in fondo ci ferisce, allora forse non è una relazione da tenere in piedi. Oppure possiamo incontrarci a metà strada, vuotare il sacco entrambi, ripartire da zero. Con la consapevolezza che tu non mi piaci per X motivi e io non ti vado a genio al 100% per Y motivi. Ma non è detto che non ci possa essere un rapporto. Anzi, a volte, dalle peggiori discussioni e dagli scontri più aspri, nascono i rapporti più duraturi e sinceri.

La cosa importante è che ciò che di me non ti garba, tu l'avrai detto a me! Non a qualcun altro dopo avermi voltato le spalle. E anche se potrò non apprezzare il tuo giudizio, di te apprezzerò l'onestà, la trasparenza e la correttezza.

E invece, tristezza. 

Per quelle persone piccole, minuscole. Senza carattere, nè un briciolo di personalità. Persone che si dirigono dove tira il vento solo perchè non hanno idee proprie. E che cercano la facile popolarità presso il branco, prendendo in giro chi del branco non fa parte, o chi in quel momento non è presente.

Insomma, personcine che sicuramente hanno una scarsa sagacia, un mediocre bagaglio culturale e, diciamocelo, anche poca, pochissima educazione (nel senso più stretto del termine).

Pertanto, non sentiamoci afflitti se ci giungono voci che questa o quella persona ha detto peste e corna su di noi... se ha riso di noi in nostra assenza o se si è presa gioco di noi con il branco di cui anche noi facciamo parte.

Dopo un inevitabile pizzico di delusione (perchè in fondo non ce lo aspettiamo mai fino in fondo, ma speriamo sempre che ci sia un limite all'infamia), lasciamo spazio ad una sana e positiva comprensione. Abbracciamo (e teniamocelo stretto) il fatto che in fondo, chi ci calunnia ci ammira, chi ride di noi ci teme, chi ci disprezza ci ama.

Se sbaglia uno, è colpa di tutti? Il mio concetto di lavoro di squadra

 

Qualche giorno fa è accaduto un episodio che mi ha fatta soffermare a riflettere su un argomento che trovo molto attuale, sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni.

Mi sono ritrovata a chiedermi: quanto conta il singolo all'interno di una squadra? Mi spiego meglio: la squadra dovrebbe essere considerata un elemento unico a tutti gli effetti? oppure i singoli membri hanno specifiche responsabilità nei confronti dell'esterno?

Ed ecco l'episodio che mi ha fatto riflettere.

Era domenica mattina, il cielo era grigio e una pioggia torrenziale e fastidiosissima non accennava minimamente a diminuire. Con la mia famiglia abbiamo deciso di ordinare il pranzo al McDonald e di usufruire del servizio a domicilio: era la prima volta che lo testavo e quindi ero molto euforica! 

Tramite l'app ho ordinato il pranzo che è poi arrivato puntualissimo. Peccato che all'ordine mancassero ben 2 elementi direi fondamentali: si erano dmenticati di inserire 2 porzioni di patatine fritte.

Ho subito preso il telefono e chiamato il Mc per vedere se potevano riconsegnarmi le patatine mancanti. Purtroppo il servizio di consegna a domicilio Deliveroo di cui si serve il Mc viaggia su binari separati e non era quindi possibile per loro riprogrammare una consegna. Pertanto mi sono dovuta vestire, prendere la macchina e (sotto la pioggia torrenziale) raggiungere il Mc per farmi ridare le patatine che nel frattempo mi avrebbero fatte trovare pronte.

Già per telefono la responsabile con cui avevo parlato si era scusata più e più volte ma quello che mi ha lasciata perplessa sono state le sue parole una volta arrivata.

Oltre a scusarsi e ad offrirmi 2 porzioni ulteriori di patatine per rimediare (!) ha innanzitutto dichiarato di essere estranea all'errore "perchè lei non si occupa degli ordini" e quindi non era stata colpa sua, ma che grazie alla mia segnalazione avevavo potuto trovare il "colpevole" che quindi sarebbe stato redarguito e probabilmente richiamato in maniera ufficiale.

Ora io mi chiedo: in qualità di responsabile sarebbe stato più elegante e, in definitiva, meno "scarica barile", fare fronte compatto dicendo che si era trattato di un errore della "squadra"? Oppure così facendo, cioè comunicandomi che il colpevole sarebbe stato "assicurato alla giustizia" la responsabile pensava di tranquillizzarmi maggiormente?

Io le ho detto più e più volte che non volevo nessuna porzione supplementare, ma che avrei preferito di gran lunga aver ricevuto un servizio corretto senza dover uscire di casa.

E lei insisteva dicendo che il colpevole era stato localizzato e prontamente ammonito.

Da qui la mia riflessione principale: quanto conta il singolo in una squadra

E' corretto pensare che se si fa bene è merito di tutti ma se c'è un errore, dev'essere per forza l'errore di un singolo? E in quel caso cosa deve fare la squadra? Sostenersi nonostante gli errori di qualcuno o rendere noto il colpevole per salvaguardare gli elementi che agiscono in maniera corretta?

Ho sempre pensato che una squadra fosse da considerare come un elemento unico, un fronte unito e compatto sia nel bene che nel male. Mi rendo conto però che oggigiorno, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni, il singolo tenda a voler primeggiare sulla squadra, o meglio, a volersi estraniare da essa in caso di errori o, peggio, di fallimenti.

Il fattore "rapporti col pubblico" sicuramente non è facilissimo da gestire e più componenti ci sono in una squadra, più è difficile emergere o comunque far notare il proprio talento dall'esterno. Mentre invece sembra facilissimo far notare gli errori di un singolo perchè in quel caso, per quel che ho potuto constatare, è un attimo essere messi alla gogna!

Queste riflessioni, francamente molto disconnesse in principio, mi hanno però portata ad una conclusione: lavorare in una squadra non è semplice! E lo so per esperienza: mettere d'accordo tante persone per far sì che seguano una stessa strategia o anche solo per far sì che vengano coinvolte in un processo creativo dove ci si aspetta che TUTTI diano il proprio contributo, è più complicato di quanto si pensi. Ma sono anche certa che se ognuno ha un proprio ambito specifico entro il quale operare, tutto l'ingranaggio riesca a funzionare bene. Non è giusto nemmeno che "lavorino sempre gli stessi" perchè tanto da fuori si vede una squadra! Internamente è comunque giusto e ugualmente importante premiare chi "si sbatte" e richiamare chi invece il proprio ingranaggio lo fa oliare sempre e solo agli altri.

D'altra parte è ovvio e normale che un problema, un intoppo, una svista possa capitare. Ma credo che in quel caso il o la responsabile debbano correggere il tiro e redarguire l'elemento che ha sbagliato necessariamente in privato. Mentre trovo che sia fondamentale continuare a mantenere una facciata unita all'esterno. Ovvero: avrei gradito di gran lunga che la repsonsabile del Mc mi avesse detto "guardi, ABBIAMO commesso un errore e CI SCUSIAMO". Il suo volersi estraniare a tutti i costi dall'accaduto e il suo puntare il dito su UNA PERSONA mi hanno lasciata interdetta. E lì ho capito cosa significa davvero essere supportati da una squadra.

Senza contare la marea di sensi di colpa che sono sopraggiunti poi per essere stata la causa della lavata di capo di quel ragazzo/ragazza... cioè, alla fine mi sono sentita io colpevole!

Morale della favola: se lavori in squadra e vinci, il successo è di tutti. Se lavori in squadra e perdi, perdono tutti. Per colpa di tutti, non di uno solo.

E quindi, cara la mia responsabile... forse è meglio se ti rivedi il concetto di "responsabile". E anche di squadra.

Fare la casalinga non equivale ad essere una serva!


Nel gruppo fb di mamme di cui faccio parte, sempre più spesso sento dire che i mariti che lavorano tutto il giorno, una volta a casa... stanchi e stressati, si mettono un'ora sotto la doccia e poi spaparanzati sul divano a guardare la tv.
E mi chiedo... perchè? Una donna che sta a casa, fa i mestieri, tira su i figli, gestisce la spesa, i pasti, le lavatrici etc... a sera non è anch'essa forse stanca e desiderosa di una doccia rigenerante e di una mezz'ora di fancazzismo davanti alla tv? Credo proprio di sì!
Allora perchè il marito ne ha DIRITTO e per la donna invece è una cosa scontata che non lo sia?
Cosa ha di meno il lavoro casalingo di quello fatto fuori casa? Una parola: STIPENDIO!
Chi porta il pane sulla tavola, merita il riposo. Chi lo cucina, no??
Parliamo di ragionamenti e di idee abbastanza cavernicole e, ahimè, ancora piuttosto sessiste, nonostante la parità sia in voga e di moda da qualche decennio, sentire ancora queste assurde differenze mi fa imbestialire. Anche perchè, diciamocelo, se la donna sta a casa, lo fa essenzialmente per i figli. Ma i figli non se li è fatti da sola! Diciamo che l'uomo ha avuto un ruolo non indifferente in questo! E quindi, una volta nato il pupo, dove sta scritto che sia solo della mamma quando è da sfamare e pulire. Mi sento rispondere: ma lui sta fuori casa tutto il giorno, vuole starsene solo un pò tranquillo. Giusto. Invece per la donna che è a casa di ramazza tutto il giorno è il carnevale di Rio.

Una sola parola: collaborazione! Non è difficile e non è impossibile.
Proviamo a capirne insieme il significato! "Collaborare" significa Dare il proprio contributo a un'impresa, un'attività o un progetto. Partecipare attivamente con altri alla realizzazione di un qualcosa, un lavoro o un'opera. Ma poi, ho trovato in google questa fantastica definizione che credo spieghi al meglio quello che cerco di esternare in questo momento: "Una collaborazione non è altro che una relazione sinergica tra due o più entità che lavorano insieme per produrre quialcosa di meglio di ciò che saprebbero fare da soli.

Quale definizione meglio di questa può spiegare la relazione tra due coniugi che si impegnano per far funzionare al meglio l'azienda "famiglia"? Lui lavora fuori casa, lei in casa, divisione dei compiti e fin qui ci siamo. Ma quando lui torna a casa, la sua casa - sottolineiamo che è anche sua - dai suoi figli - che sottolineiamo sono anche suoi - è giusto che continui a collaborare in casa!

Aiutando la moglie con i bambini, sollevandola da qualche piccolo lavoretto, dandole il cambio per fare la doccia... perchè ehi, magari anche lei ha bisogno di farsene una, no?
Io sono sempre stata fortunata da questo punto di vista. Mio marito mi ha sempre aiutata in tutto, ci siamo sempre divisi i compiti e anche con nostra figlia è sempre stato un valido supporto.
Forse anche per questo fatico a concepire le situazioni in cui il lui di turno se ne lava le mani e trova giusto e scontato riposarsi dopo il lavoro, senza alzare un dito in casa.

Magari mi ripeto ma: figli e casa sono di entrambi. Se uno mette il pane in tavola ha il diritto di tirare il fiato dopo una giornata di lavoro. Ma anche chi in casa ci sta tutto il giorno, con prole annessa, ne ha tutto il diritto. Parità dei sessi a tutti i costi? Se così volete chiamarla ok.
Altrimenti chiamiamolo buon senso.